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mercoledì, 30 aprile 2008, 23:20, Anacleto ti parla di varie
Che non fossi in grado di gestire un blog, mi pare fosse chiaro da tempo.
Meglio ufficializzare la cosa. Mi prendo un momento di pausa. Che lo so, quando si dicono frasi del genere di solito si lascia poco speranza che la cosa ricominci. Ma non si sa mai.
Comunque nel frattempo colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggermi. Forse mi troverete ad oziare sul forum. Ora non voglio tirarla per le lunghe, perciò... un saluto a tutti e, non si sa mai, forse a presto!
Anacleto
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lunedì, 31 marzo 2008, 21:28, Anacleto ti parla di i fatti di Anacleto
1. Lavare la macchina dopo un anno che non lo facevo, trascurando di fare quanto al punto 7 del post precedente.
2. Installare un programma che fa funzionare su Linux i giochi per Windows. Il fatto che non abbia aggiornato il blog dipende parzialmente da un'overdose di SimCity 4.
3. Cazzeggiare sul forum di iobloggo e su altri siti, il che ha tolto ulteriore tempo per il blog.
4. Fidarmi di chi mi ha detto "tutto a posto per il regalo di compleanno di M., non ti preoccupare!".
5. Cercare morbosamente notizie su micro portatili (qui per maggiori informazioni) e sulla loro data d'uscita, cercando di capire in che modo procurarmene uno.
6. Ridurmi all'ultimo in parecchie mie attività, parzialmente dovuto al punto 2, ma prevalentemente dettato dalla briga.
7. Un paio di figure di merda, tra le quali spicca il mio tentativo di presentarmi a due che già conoscevo e di cui non avevo memoria. Unendo il mio non essere fisionomista ad un taglio ed un colore dei capelli diverso...
Se vi piace l'idea potete farlo anche voi elencando come nei miei ultimi due post alcune cose che avete fatto e non avreste dovuto e viceversa nel mese appena trascorso, così anch'io avrò contribuito ad infestare la rete con una delle tante catene che girano ma lasciando quantomeno libertà di scelta. A voi la parola e, distrazioni permettendo, tornerò a farvi visita presto!
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domenica, 30 marzo 2008, 14:23, Anacleto ti parla di varie, i fatti di Anacleto
1. Aggiornare il blog (ok, questa posso toglierla).
2. Adattarmi all'ora legale (è vero che è entrata in vigore solo stanotte, ma tanto so che per almeno tre settimane buone vedendo la luce fuori crederò di avere ancora un sacco di tempo e invece sarà tardissimo).
3. Tolto da camera mia una macchinetta per fare gli hot-dog che ci è finita non so come non so quando.
4. Parimenti togliere sempre da camera mia il trasportino del gatto. Non è che mi dia poi tanto fastidio, ma non vorrei metter su un deposito.
5. Finire di leggere un libro che mi è stato imprestato a inizio anno.
6. Rendermi conto che siamo quasi ad Aprile, e che quel libro imprestatomi ad inizio anno l'avrei dovuto finire non questo mese ma il precedente.
7. Guardare le previsioni meteo (aspettare il post di domani per maggiori chiarimenti).
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venerdì, 29 febbraio 2008, 14:15, Anacleto ti parla di varie
Ecco un breve elenco di considerazioni che mi è capitato di fare in questi giorni.
1. Come non fare un post il 29 febbraio?
2. Ho visto "Caos calmo" di Moretti. Ma quanto diavolo mangiano durante il film? Sono sempre a tavola. Poi la CEI si scandalizza per la singola scena di sesso che, in proporzione, è come una posa un po' provocante della Clerici sulla copertina di un libro di ricette de "la prova del cuoco".
3. Quanto è odioso l'orribile sorcio che fa la pubblicità del formaggio Parmareggio? Poi tutta questa mania di utilizzare topi per fare pubblicità o animare cartoni... al mondo c'è una abbondante parte di fauna che non infesta cantine e granai e, soprattutto, non porta la peste o altre malattie. Che poi i bambini gli si affezionano e lo chiedono alle mamme al posto di un più pacifico e meno ripugnante gattino.
4. Un triangolo fra te, la tua macchina e una tubatura del bocciolone antincendio che c'è in garage non lascia decisamente spazio al nuovo portatile che avevi intenzione di comprare.
5. Non c'è nulla al mondo di più noioso di dover scegliere delle stoffe.
6. Sapete qual è la morte più strana? Quella che sopraggiunge mentre si sta scriven
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mercoledì, 13 febbraio 2008, 23:14, Anacleto ti parla di varie, i fatti di Anacleto, università e dintorni, pubblica e dintorni
Fra libri letti di cui avrei voluto parlare (Douglas Adams, se non lo conoscete cercatevelo da voi, è stupendo, non vi dico che ne parlarò tanto so che poi non lo faccio) e libri secondari originati dal cambio cribro-vascolare delle piante (quello cercatevelo solo se siete proprio, ma proprio interessati alla biologia vegetale, esame che devo dare il 21 con biologia animale) mi scarseggia, come al solito, il tempo. L'occasione di collegarmi con calma ce l'ho avuta ora da un computer della assistenza, in attesa che a mezzanotte mi finisca il mio (mini)turno. Perciò approfitto di questa parentesi per ringraziare pubblicamente tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, nel caso non riuscissi a passare in tempi brevi per farlo personalmente e il ritardo dovesse diventare imbarazzante...
Avrei anche una mezza idea che mi gira in testa da un po' per un racconto lungo, ma finora non sono ancora andato oltre qualche pezzetto immaginato la sera, prima di addormentarmi, che risulta perciò prontamente cancellato la mattina seguente. Che poi, si sa, le cose immaginate la sera sono grandi, poetiche e geniali e una volta alla luce del sole si rivelano grandi stronzate, neanche poi così divertenti. Però ci lavorerò, chissà che ne venga fuori qualcosa di bello.
Un saluto a tutti!
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assistenza pubblica (3), esami (13)
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giovedì, 31 gennaio 2008, 19:03, Anacleto ti parla di varie, né senso né buonsenso
Questo è il post dell'orgoglio. A fare solamente un post al mese non c'ero mai arrivato e non è mia intenzione arrivarci.
Anche se è altresì vero che la fantasia e la creatività scarseggiano.
Quindi mi salvo in corner con un post inutile e totalmente privo di contenuti.
Inoltre spero che,
andando tante volte a capo,
anche senza
motivo,
il post non sembri così corto come
è
in realtà.
Sentitevi liberi di scrivere quello che vi pare nei commenti, tanto quella poca coerenza di logica che c'era in questo blog è definitivamente andata in vacca.
Saluti.
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blog andati in vacca (1)
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mercoledì, 23 gennaio 2008, 15:24, Anacleto ti parla di racconti, né senso né buonsenso, i fatti di Anacleto, università e dintorni
D'accordo, è un dato di fatto incontrovertibile. Non sono in grado di tenere un blog. Probabilmente già da un pezzo l'avrete evinto dal fatto che ogni mio post comincia con frasi come "scusate l'assenza" o "è da un po' di tempo che non passo" ecc., in una crescente monotonia di forma e argomenti scadenti, che da un livello umanamente accettabile degradano inesorabilmente verso la categoria "aria fritta". Parzialmente la responsabilità si potrebbe anche attribuire ad una mia connaturata lentezza e laboriosità nello scrivere. Per una frase che scrivo, spesso e volentieri ce ne stanno cinque cancellate. Sono, insomma, tale quale un'altra persona, tale Publio Virgilio Marone, il quale meditava ciò che scriveva, lo scriveva, lo riscriveva, scriveva ancora dell'altro, selezionava il meglio, aspettava un po' di tempo per meditarci su, lo riguardava, lo riscriveva, tornava a quello che aveva scritto prima, lo ricancellava, scriveva dell'altro, ne cancellava nove decimi, rimeditava, cambiava ancora qualche parolina qua e là, vedeva l'effetto complessivo e, se compiaciuto, stendeva la bella copia, altrimenti ricominciava daccapo. Tale e quale, con solo due piccolissime differenze: la prima è che io ho un computer, e che posso cancellare ciò di cui non sono soddisfatto schiacciando un semplice tasto anziché sterminare infiniti greggi di pecore per farne rotoli di pergamena atti a contenere tutti i suoi prolissi ripensamenti; la seconda è che Virgilio alla fine della menata ha fatto saltar fuori l'Eneide, io, in prevalenza, cazzate.
C'è poi lo scarso tempo che riesco a dedicare alla rete, e mi scoccia leggere i blog di fretta, perciò quando mi ci metto ci va il suo tempo. E il mio tempo è diverso dal suo tempo, dal momento che il mio è solitamente formato da piccole brevi pause, inadatte ad un'accurata lettura dei blog che mi restano sempre in arretrato, fra lo studio del tetraidrossialluminato di sodio e un collasso sul libro di chimica con annessa allucinazione in cui Arrhenius gioca a bocce con il fattore sterico (qualsiasi cosa ciò voglia dire e in qualunque modo ciò sia possibile). Se poi uno si programma per benino e poi il professore gli fa fare l'esame una settimana dopo perché gli elenchi li fa a caso senza badare all'ordine d'iscrizione, allora l'appartenenza non solo a questo mondo, ma anche al suo stesso piano dimensionale risulta particolarmente relativa. E se poi, dato l'esame, uno torna sul suo blog e lo trova deserto perché lui non se n'è accorto ma è passato un mese dall'ultima volta che s'è fatto vivo, la cosa comincia a diventare imbarazzante. Quando poi ti rendi conto che la soluzione migliore sarebbe far finta di nulla, abbandonare la tastiera e andare a mangiare un panino, forse è meglio che ti prendi una pausa e, al limite, ti dedichi a spammare sul forum nell'apposito spazio "cose inutili, senza senso e/o affini".
Ma questa volta sarà diverso. Radicalmente diverso...
...le scuse per l'assenza le trovate qui, in fondo al post.
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arrhenius (1), chimica (2), esami (13), fattore sterico (1), publio virgilio marone (1)
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domenica, 23 dicembre 2007, 22:02, Anacleto ti parla di i fatti di Anacleto
Fra due giorni è Natale: me lo dice una canzone che mi sono messo a suonare casualmente. Casualmente vera.
Un altro anno è passato e mentre tutti si affaccendano per prepararsi alle feste e farsi gli auguri ripenso all'anno trascorso. Pare che sia normale. Ci si ritrova a pensare al tempo trascorso solitamente verso la fine dell'anno. A ferragosto è più difficile. Forse perché si è troppo occupati ad essere incazzati perché costretti al rito della vacanza e della coda in autostrada. No, è in questo periodo che si rinnovano i buoni propositi e si creano le nuove speranze. Io quasi non mi ricordo nemmeno cosa mi aspettavo da quest'anno ormai passato. E' stato un anno bello. Forse più strano, non saprei. Certo sono cambiate molte cose.
Un anno iniziato con preoccupazioni su preoccupazioni per la maturità, la commissione esterna, greco o latino. La Pina, unica e forse ultima vera osteria di Parma, che chiude per far posto ad una più moderna osteria che serve piatti con due foglie di rucola a venti euro mentre siedi su sedie alte di metallo in una stanza rossa costellata di specchi. Non ho parole per la ripugnanza che mi ispira un simile fatto. L'ultima volta che c'ero stato, con due miei amici è stata una sera che sembra di moltissimo tempo fa. Quello che era avvenuto immediatamente prima non l'aveva resa una gran sera. Ma a questo servono gli amici, ad aiutarti a superare anche serate come quelle. E a regalartene altre, d'Aprile, nel cortile interno di un locale fra i vecchissimi palazzi del centro. E restano anche quando li ritrovi, assieme a tutti quelli che ormai sono ex-compagni di classe, dopo l'estate e la settimana prima di Natale per le cene che la prof. di storia dell'arte del liceo organizza per rivederci tutti, ciascuno a raccontare la sua vita universitaria.
E l'università porta nuovi ritmi. Un anno fa ero nel pieno dei concerti col coro del conservatorio, un'esperienza unica che sono stato felicissimo di poter fare. E pensare che quando mi ero iscritto otto anni fa non avrei nemmeno immaginato dove mi avrebbe portato quella scelta. Otto anni fa. Una decisione presa otto anni fa mi ha portato fin qui: ora anche questa esperienza è finita, l'università e la decisione di iscrivermi in pubblica mi hanno imposto di rivalutare i miei impegni. E sono stato felice di aver abbandonato l'esperienza del canto con un bilancio positivo, di poter dire che nonostante i molti bassi che, per un motivo o per un altro, mi sono capitati, rifarei quello che ho fatto per le soddisfazioni che l'ultimo anno mi ha portato.
Ed è stato un anno soprattutto di novità. I diciotto anni hanno portato la patente, il primo voto alle elezioni comunali -dato allo sconfitto (che sia un segno morettiano di com'è il mio essere?)- e poi la maturità, la pubblica e l'università, con la scelta della facoltà dopo il test di medicina che grazie alla mia indecisione mi ha portato appena sette giorni dopo la prima iscrizione ad un passaggio di corso. E alcune persone che conoscevo, che sembravano dover restare prepotentemente ingombranti nella mia vita, che ora sembrano così lontane, così fortunatamente lontane, ed altre che spero proprio di non perdere. Non so se quest'anno mi abbia cambiato. Se sì, spero che sia in meglio, anche se sono sempre stato scettico riguardo alla possibilità delle persone di cambiare. Non so nemmeno perché ho scritto tutto questo. Forse perché ho sempre pensato che quando sarò un vecchio indementito con l'Alzheimer mi piacerà illudermi di ricordarmi qualcosa intuendolo da alcuni accenni di un vecchio post che probabilmente soltanto io potrò capire.
Quindi scusate il post autoreferenziale, contatelo come se fosse il classico post natalizio. Concludo facendovi i migliori auguri di buon Natale e, se non dovessi fare a tempo a scrivere un altro post, di buon anno nuovo, perché adesso anch'io inizio a perdere il filo dei miei pensieri. Forse perché è tardi. Forse per il freddo di questi giorni. Scommetto che nevica, fra due giorni è Natale. Ma va bene più che male. Ci scommetto dal freddo che fa.
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sabato, 15 dicembre 2007, 15:45, Anacleto ti parla di racconti, né senso né buonsenso, i fatti di Anacleto, università e dintorni
Riposo. Riposo dopo giorni di studio e stress. La seconda prova senza voto di chimica, diciamo, non è andata molto bene. Il prof. ce l'ha consegnata giovedì, finite le lezioni.
la mia autostima: "E così ti fermi a prendere il compito..."
io: "Sì, non siamo tanti, ci vorranno pochi minuti."
autostima: "Già... beh, senti: io vado a prendere un caffè. Quando hai finito ti aspetto alle macchinette."
Quando sono uscito lei non c'era più. Un tizio una volta disse che gli era successa anche a lui una cosa simile e che, dopo un lungo cercare, l'aveva ritrovata in fondo ad una bottiblia di Bourbon. Io, al momento, in casa ho solo Coca-Cola senza caffeina.
Ma non perdo le speranze, mi sembra di averla intravista all'esame scritto di stechiometria di ieri. Penso proprio che mi sia andato bene. Aspetterò, si sa mai che venga anche lei a guardare i risultati quando usciranno.
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chimica (2), esami (13), la mia autostima (1), università (7)
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venerdì, 30 novembre 2007, 21:32, Anacleto ti parla di racconti, né senso né buonsenso, università e dintorni
"...e invece era un'ifa fungina settata!"
"Cielo, professore! Lei mi farà morir dal ridere, ne sono sicuro!"
Possente di corporatura e inespressivo, almeno per quel che riguarda la mimica facciale. Per le minacce, invece, la sua voce lenta e nasale basta e avanza. Guarda il suo interlocutore con un mezzo sorriso, che forse esprime soddisfazione per la battuta ben riuscita, forse, come certi sostengono, solo l'indesiderato postumo di un ictus. Completamente sprofondato nella massiccia poltrona di pelle scura.
Passa qualche istante di silenzio, nella stanza piena di librerie in legno illuminata solo dal fuoco di un camino. Il professore sembra assorto nel contemplare il suo bicchiere ambrato di Bourbon. Probabilmente il suo pensiero corre alla strage di segale necessaria a produrre il suo drink. I suoi due giovani interlocutori aspettano, incerti sul da farsi, nelle loro rispettive poltrone. Ad un tratto il secondo prende l'iniziativa.
"Professore, veramente noi eravamo qui per chiederLe..."
"Dica, lei! L'ha mai vista la margotta?"
Preso in contropiede da un eccessivo raddoppiamento di consonanti che il professore era solito fare quando poneva l'enfasi su qualcosa, il poveretto non riuscì a rispondergli. Fu allora che l'altro prese l'iniziativa.
"No professore..." e aggiunse per fare colpo "Però l'anno scorso ho visto il sovescio."
Il professore si spostò leggermente avanti sulla poltrona emergendo parzialmente dalla penombra, posò il bicchiere sul tavolino accanto e tornò a sedersi appoggiando le grosse braccia ai braccioli. Il suo disgusto per aver ricevuto una risposta da una persona non interpellata era pari soltanto al disprezzo che ora nutriva per essa. I suoi occhi erano nascosti dalle ampie lenti degli occhiali, in cui i due riuscivano a vedere soltanto il riflesso del fuoco del camino, il suo maglione azzurro mutava tonalità di colore deviando la luce come una molecola levogira di acido tartarico. Stette in silenzio. Il giovane si sentì a disagio. Ma non demorse.
"Veramente, ecco, professore... noi eravamo venuti a chiederLe se per caso avesse potuto consigliarci un qualche testo su cui basare il nostro studio, perché, insomma, volevamo sapere da lei e dalla sua esperienza quale autore fosse il più autorevole."
Il professore restò ancora un momento immobile. Poi si alzò senza parlare e andò verso la libreria. Tirò fuori un libro e lo appoggiò sul tavolino, di fianco al suo bicchiere di Bourbon. Poi ne tirò fuori un secondo che era a lato e glielo mise sopra. Poi un terzo e un quarto.
I due si guardavano nella semioscurità della stanza. Sembravano dirsi "ecco, era semplice! Bastava chiederglielo con gentilezza! Sapevo che avrebbe capito. Nonostante ci avesse detto che odiava che gli venissero chiesti dei libri, che non eravamo più alle elementari o alle medie, che dovevamo imparare ad arrangiarci da soli, si rende ben conto che lui è un punto di riferimento autorevole per indicarci i migliori autori a noi ancora sconosciuti!"
La pila di libri era diventata discretamente alta. Meglio abbondare, pensarono. Il secondo cominciò a parlare a bassissima voce, senza farsi sentire dal professore: "Probabilmente vuole dimostrarci la fatica dello studio. Ci ha detto che la sua generazione era nelle ristrettezze ma ha imparato a scantarsi nella vita, mentre noi siamo indegni perché tutto quello che abbiamo l'abbiamo ottenuto senza fatica e per questo siamo degli orribili rammolliti che gli suscitano disprezzo. Ma non importa. Gli faremo vedere, studieremo quei libri, fossero anche cento! Gli faremo vedere che non è necessario minacciare di piantarci una fucilata per stimolarci allo studio. Cosa che ha più volte fatto, ma ovviamente solo per spronarci. Vedi com'è disponibile in realtà?"
"Professore..." lo chiamò.
Solo per spronarci... continuava a pensare.
"...sono questi che dobbiamo prendere?"
...una metafora per incitarci allo studio...
Il professore stava fermo, dando loro le spalle.
...una metafora e nulla più.
Il professore tolse dallo scaffale il suo moschetto e, girandosi, lo imbracciò.
"Io vi avevo avvertiti."
Racconto girato con la partecipazione di un professore di una materia che tacerò in un'università che non nominerò. Anzi, forse questo racconto non l'ho nemmeno scritto.
Nessuno studente è stato ferito o ucciso durante la scrittura di questo racconto. Per quello esistono gli appositi appelli in gennaio e febbraio.
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bourbon (1), ife fungine (1), molecole levogire (1), professori (1), università (7)